Sì, insomma, ero partita con l'idea di postarvi Pindaro per indurvi a piangere con me fino a prosciugarvi, come sto facendo io da due settimane a questa parte (non trovo giusto né democratico, dopotutto, che la sindrome di Stendhal colpisca solo alcune persone e non altre, insomma, o tutti o nessuno), però poi ho capito che stavo andando a buttare perle ai porci e quindi niente. Non vi sto dando dei porci, dai. Sto dicendo che le cosebbelle non dovrebbero stare in rete. Dove possono vederle TUTTI. E' qualcosa di oltremodo sconcio. Perché "tutti" è troppo, decisamente troppo. Sono una schifosa elitaria e l'unica cosa che vi consiglio è di alzare il culo e andarvi a comprare un qualsiasi libro decente di letteratura greca, in genere Pindaro lo trovate senza scartabellare troppo. Ma tanto so che non lo farete e in fondo non mi dispiace.<3 *abbraccia con amore i suoi lirici*
Ho pressoché deciso che sarà Storia dell'Arte con indirizzo archeologico. E' una scelta straziante, ma sto cedendo, sento che sto cedendo. Letteratura greca, Letteratura Latina, Storia della tradizione classica, Etruscologia e antichità italiche, insomma, potrei morire per molto, molto meno. Snajhdsahgkdghbwdnwuehfw.
Parlando invece di manga e simili, sto attraversando una fase di nulla totale, vuoto pneumatico o come volete chiamarlo, accompagnato da una picchiata verticale per quanto riguardala mia personale considerazione sia delle produzioni nipponiche, sia del pubblico delle stesse qui da noi. Insomma, per la maggior parte quest'ultimo è composto da caproni che si sbevacchiano una serie di trame trite e ritrite per non dire esteticamente abominevoli, blaterando di tanto in tanto: solo i giappolandesi sanno fare fumetti, gargargar!°C° La sola idea di essere confusa con codesta gente mi fa rivoltare le budella sottosopra e da destra a manca. Ugh. Quanto ai giappi, hanno trovato la gallina dalle uova d'oro e fanno bene a sfruttarla, indubbiamente. Io farei lo stesso. Comunque rode che dillà pubblichino chiunque (e dico chiunque, zio cristoforo colombo) mentre diqqua si devono fare i tripli salti mortali con avvitamento all'indietro per ritagliarsi un misero spazietto virtuale. La verità, alla fine della fiera, è che sono stufa. Mi sembra di avere corso fino ad ora su un tapirulan, e insomma, correre nononofaticadecisamentenoh. Specialmente se non si va da nessuna parte. Ci sono poi delle personcine veramente deliziose, di cui forse in futuro vi racconterò qualcosina, che contribuiscono allegramente ad appesantire la già splendida situazione.
Ma in fondo a me frega anche poco. Io ho Pindaro.<3
Edit: oh, sì. C'è della nuova robagghei qui. Beh, se avete l'accesso, naturalmente.
Arieccoci, dopo una discreta attesa, con il secondo capitolo di BloodyMoon Pilot Arc! Da oggi il manga è anche su enrysite.it! Cliccate sull'immi e buona lettura! >w<
Riassunto delle puntate precedenti XD
L'elfo scassapalle Hyarmen e l'umano inespressivo Arwan giungono a Idrilen, una città famosa per i suoi casinò, gestiti dal cinico signor Kayl. Qui incontrano Lostan, un vecchio amico di Arwan, che sembra conoscere qualcosa del passato del ragazzo, di cui invece Hyarmen è completamente all'oscuro. Abbiamo lasciato i due uomini a parlare alla locanda, mentre Hyarmen si è avviato verso una delle case da gioco...
Qualche cosa a caso, via, giusto perché mi sento molto comunicativa ultimamente (???).
Mi sono data alla piscina. Ho scoperto di avere perso un sacco di fiato. Recupererò. Mi sono abbronzata leggendo romanzi bellissimi di cui forse se ne avrò palle vi parlerò, e ho ignorato un bordello di stupidi fighetti quindicenni. Mi sono anche data al giardinaggio, sebbene non abbia mai avuto il pollice verde. Ho potato, legato, tagliato, sistemato, pulito. Ho piantato paletti. E ho piantato anche due rosai. Erano in SCONTO! Del 30%!!;_; <il suo radar per i libri in offerta, a quanto pare, si sta estendendo anche ai fiori. Con la ferma speranza che forse questa volta riuscirò a non ucciderli prima dell'inverno. Forse.
Fotine perché so che non potete farne a meno.
Sono belli. Ditemi che sono belli.
Poi. Questa cosa mi sta uccidendo lentamente e dolorosamente e io odio Zen con tutto il mio cuoricino. Minimo di conoscenza di Monkey Island necessario per capire di che si tratta, e se non conoscete MI scaricatevi i giochi, ignoranti!
Per il resto dormo. Dormo un sacco. E spuccio personcine morte da duemila anni. E rivoglio il mio libro di grammatica greca. DOV'E' IL MIO LIBRO DI GRAMMATICA GRECA LO RIVOGLIO INDIETRO DOVE L'AVETE NASCOSTO STRONZI?!! ;____;
Non disegno. Non chiedetemi a quando la prossima tavoluccia o a quando la prossima illustrazioncina. Niente tavoluccia, niente illustrazioncina. Scrivo. Almeno una parola e mezza al giorno. Wow.
// Edit del giorno dopo //
Ho aggiornato il mio sito con un nuovo layout e siete tutti tenuti ad andare ad ammirarlo e a congratularvi con me.Seguirà un edit numero 2. Per colpa di questo essere ignominioso qui.
// Edit numero 2 //
Tutta colpa sua. Sua!! E ho dovuto scartare I tre moschettieri. Io odio gu, sappiatelo.
1. Scegliere i propri CINQUE libri preferiti e ricopiarne la prima pagina.
2. Passare il meme a cinque sventurati.
Il 24 febbraio 1815 la vedetta di Notre-Dame-de-la-Garde segnalò l'arrivo del trealberi Pharaon, proveniente da Smirne, Trieste e Napoli.
Come al solito, un pilota costiero partì subito dal porto, scoteggiò il castello d'If e salì a bordo della nave fra il capo Morgiou e l'isola di Rion. E subito, come al solito, la spianata del forte Saint-Jean si riempì di curiosi, poiché a Marsiglia è sempre un avvenimento di grande interesse l'arrivo di un bastimento, soprattutto quando, come nel caso del Pharaon, si sapeva costruito, arredato e stivato nei cantieri della vecchia Phocée, ed era di proprietà di un armatore della città.
Intanto il bastimento avanzava e aveva felicemente superato lo stretto, aperto da qualche scossa vulcanica fra l'isola di Calasareigne e quella di Jaros; aveva poi oltrepassato Pomègue, procedendo sotto la spinta delle sue tre vele, del fiocco e della randa, ma così lentamente, e con andatura così triste, che i curiosi, con quell'istinto che presagisce sempre le disgrazie, si domandavano cosa fosse accaduto a bordo.
Tuttavia gli esperti di navigazione capivano che, se era capitata una disgrazia, non riguardava il materiale del bastimento, il quale, anche se lentamente, avanzava come una nave governata con perizia. L'ancora era stata gettata, i pennoni di bompresso abbassati, e accanto al pilota che si preparava a dirigere il Pharaon nella stretta entrata dei Marsiglia c'era un giovane svelto, che con occhio attento sorvegliava ogni movimento della nave e ripeteva gli ordini del pilota.
Ovviamente, Il conte di Montecristo di Dumas. Sono prevedibile. Se papino Dumas fosse vivo non so se farebbe ancora lo scrittore, ma indubbiamente farebbe il regista cinematografico.
Quando il signor Bilbo Baggins di Casa Baggins annunziò che avrebbe presto festeggiato il suo centoundicesimo compleanno con una festa sontuosissima, tutta Hobbiville si mise in agitazione.
Bilbo era estremamente ricco e bizzarro e, da quando sessant'anni prima era sparito di colpo, per ritornare poi inaspettatamente, rappresentava la meraviglia della Contea. Le ricchezze portate dal viaggio erano diventate leggendarie, ed il popolo credeva, benché ormai i vecchi lo neghino, che la collina di Casa Baggins fosse piena di grotte rigurgitanti di tesori. E, come se ciò non bastasse, ad attirare l'attenzione di tutti contribuiva la sua inesauribile, soprendente vitalità. Il tempo passava lasciando poche tracce sul signor Baggins: a novant'anni era tale e quale era stato a cinquanta; a novantanove incominciarono a dire che si manteneva bene: sarebbe stato più esatto dire che era immutato. Vi erano quelli che scuotevano la testa, borbottando che aveva avuto troppo dalla vita: non sembrava giusto che qualcuno possedesse (palesemente) l'eterna giovinezza ed allo stesso tempo (per fama) ricchezze inestimabili.
« Sono cose che dovremo scontare », dicevano; « non è secondo natura, e ci porterà dei guai! »
Ma finora guai non ve ne erano stati, ed essendo il signor Baggins generoso, la gente gli perdonava facilmente le sue stranezze e la sua fortuna. Mantenne i rapporti con i parenti (eccetto naturalmente i Sackville-Baggins) e contava molti devoti ammiratori fra la gente umile e ordinaria. Ma non ebbe amici intimi fin quando alcuni suoi giovani cugini non incominciarono a diventare grandi.
Il maggiore ed il preferito era Frodo Baggins. A novantanove anni Bilbo lo adottò e lo portò con sé a Casa Baggins, e tutte le speranze dei Sackville-Baggins sfumarono. Si dà il caso che tanto Bilbo quanto Frodo festeggiassero il compleanno il 22 settembre.
« Sarebbe meglio che tu venissi a stare da me », disse un giorno Bilbo, « così potremmo festeggiare insieme i nostri compleanni ».
Il Signore degli Anelli di zietto Tolkien (ma dai?). Zietto è viscido ma lo amo lo stesso.
Una delle poche cose, anzi forse la sola ch'io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal. E me ne approfittavo. Ogni qual volta qualcuno dei miei amici o conoscenti dimostrava d'aver perduto il senno fino al punto di venire da me per qualche consiglio o suggerimento, mi stringevo nelle spalle, socchiudevo gli occhi e gli rispondevo:
«Io mi chiamo Mattia Pascal.»
«Grazie, caro. Questo lo so.»
«E ti par poco?»
Non pareva molto, per dir la verità, neanche a me. Ma ignoravo allora che cosa volesse dire il non sapere neppur questo, il non poter più rispondere, cioè, come prima, all'occorrenza:
«Io mi chiamo Mattia Pascal.»
Qualcuno vorrà bene compiangerli (costa così poco), immaginando l'altroce cordoglio d'un disgraziato, al quale avvenga di scoprire tutt'a un atratto che... sì, niente, insomma: né padre, né madre, né come fu o come non fu; e vorrà pur bene indignarsi (costa anche meno) della corruzione dei costumi, e dei vizi, e della tristezza dei tempi, che tanto male possono esser cagione a un povero innocente.
Ebbene, si accomodi. Ma è mio dovere avvertirlo che non si tratta propriamente di questo. Ptrei qui esporre, difatti, un albero genealogico, l'origine e la discendenza della mia famiglia e dimostrare come qualmente non solo ho conosciuto mio padre e mia madre, ma e gli antenati miei e le loro azioni, in un lungo decorso di tempo, non tutte veramente lodevoli.
E allora?
Ecco: il mio caso è assai più strano e diverso; tanto diverso e strano che mi faccio a narrarlo.
Pirandello, Il fu Mattia Pascal. Pirandello ha una penna sexy.
"Mio caro Marco
Sono andato stamattina del mio medico, Ermogene, recentemente rientrato in Villa da un lungo viaggio in Asia. Bisognava che mi visitasse a digiuno ed eravamo d'accordo per incontrarci di primo mattino. Ho deposto mantello e tunica; mi sono adagiato sul letto. Ti risparmio particolari che sarebbero altrettanto sgradevoli per te quanto lo sono per me, e la descrizione del corpo d'un uomo che s'inoltra negli anni ed è vicino a morire di un'idropisia del cuore. Diciamo solo che ho tossito, respirato, trattenuto il fiato, secondo le indicazioni di Ermogene, allarmato suo malgrado per la rapidità dei progressi del male, pronto ad attribuirne la colpa al giovane Giolla, che m'ha curato in sua assenza. E' difficile rimanere imperatore in presenza di un medico; difficile anche conservare la propria essenza umana: l'occhio del medico non vede in me che un aggregato di umori, povero amalgama di linfa e di sangue. E per la prima volta, stamane, m'è venuto in mente che il mio corpo, compagno fedele, amico sicuro e a me noto più dell'anima, è solo un mostro subdolo che finirà per divorare il padrone. Basta... Il mio corpo mi è caro; mi ha servito bene, e in tutti i modi, e non starò a lesinargli le cure necessarie. Ma, romai, non credo più, come finge ancora Ermogene, nelle virtù prodigiose delle piante, nella dosatura precisa di quei sali minerali che è andato a procurarsi in Oriente. E' un uomo fine; eppure, m'ha proponato formule vaghe di conforto, troppo ovvie per poterci credere; sa bene quanto detesto questo genere d'imposture, ma non si esercita impunemente per più di trent'anni la medicina.
Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano. Letto la prima volta in autobus, avanti e indietro tra Venezia e Mestre, con la pioggia che batteva sui vetri e Violetta che cantava nelle mie orecchie. Amerò per sempre questo romanzo.<3
M? M era un pittore. Di lui parla questo libro. Il suo nome era Michelangelo Merisi. Nella sua prima biografia edita, opera di un contemporaneo che l'aveva conosciuto, però è chiamato Amerigi. Nella seconda Merigi. Quando aveva un anno, inoltre, suo padre fu registrato come Merici, e poi, quando aveva cinque anni, Morisi. In documenti della corte romana il pittore è chiamato Merisio, e in un altro documento, risalente a un anno prima della sua morte, Morigi. Ulteriori capricci della lingua scritta mutarono il suo nome in Morisius, Amarigi, Marigi, Marisi, Narigi, Moriggia, Marresi e Amerighi. Quanto a lui, si firmava Marisi.
Gli amici incerti sul suo cognome lo chiamavano semplicemente Michelangelo, o Michele o Michelagnolo, e chi lo conosceva meno o era incerto anche sul suo primo nome, lo chiamava genericamente Caravaggio, dal nome della cittadina in provincia di Bergamo dove quasi di certo non era nato, ma dove aveva trascorso parte dell'infanzia e da cui provenivano le famiglie dei suoi genitori. M nacque con ogni probabilità a Milano, e lì imparò a dipingere. La sua data di nascita è il 1571, anche se i suoi amici, e tutti fino a epoca recente, pensavano che fosse nato nel 1573, perché, quando si recò a Roma, imbrogliò sull'età togliendosi un paio d'anni. Il genio era più apprezzato se era giovane e, a Roma, M era un esordiente un po' in ritardo, ancora sconosciuto quando altri pittori suoi coetanei avevano già fatto carriera e lo impiegavano in lavori alla catena di montaggio. Morì nel 1610, probabilmente il 18 luglio, in una località non identificata. Il suo corpo non fu mai trovato. Nessuno fu testimone della sua morte, o se qualcuno lo fu, non parlò.
Peter Robb, M, L'enigma Caravaggio. Accurato, ironico, graffiante e dissacrante: come Michelangelo.
Che faticah. Siccome non voglio soffrire da sola, taggo Lau Kirucci Isil Zen e Mel (che me ne deve ancora uno). Bwahahahahahaha. Odiatemi pure.
Ho smarrito un Omino del Malleolo. Chiunque lo avvisti è pregato di avvertirmi, avrà la mia gratitudine eterna e un bacino virtuale.
Omino del Malleolo, torna da me. Il blog non è più lo stesso senza di te.
Kyakyaaa~
Volevo provare una cosa nuova, cioè colorare senza lineart e pasticciando un po' di neri profondi. Mi sono divertita da matti!~ Era da un bel po' che non scarabocchiavo a casaccio, mi ero dimenticata quanto fosse splendido. Ti si rifresca la mente! °C*
E' uscita una versione oscura del mio piccolo (??) Arwan. Si pronuncia "Arvan", eh!°° Guai a voi! Ve meno!°°/
Va bene, basta sproloqui inutili.
Beh, spero che vi piaccia, addio ~
(Ehi, non ho copincollato i commenti su DA perché mi tirava postare. Davvero. Non mi credete?)
// Edit del giorno dopo //
Sto collezionando le cose che vengono fuori su questa illustrazione. Le amo tutte. Convidiamole con gioia.
(ATTENSCION PLIS: se vi ritrovate nella lista qui sotto, non prendetevela. Non lo faccio con sarcasmo o cattiveria, solo un pochino d'ironia. Ridiamoci sopra. Io lo sto facendo già per conto mio. Vi voglio bene. Beh, quasi a tutti. XD)
1) Mi ricorda un sacco Hideaki Ito!!!
2) Arwan, hai mai pensato ad una carriera nei Nine Inch Nails?
3) Sembra uscito da qualche superfantastico telefilm americano d'avanguardia.
4) Ahah oddio! assomiglia a un mio amico XD (<-qui siamo piuttosto fortunati nelle amicizie XD)
5) He looked like Dr. Kovac from E.R. on the front page! (trad: Sulla prima pagina sembrava il Dr. Kovac da E.R.!)
6) I betcha he's getting ready to kill some bitches! (trad: Scommetto che si sta preparando ad uccidere qualche stronzo/puttana!)
7) Ha le sopracciglia un po' troppo spesse per i miei gusti.
E lucevan le stelle
ed olezzava la terra...
Stridea l'uscio dell'orto
e un passo sfiorava la rena...
Entrava ella fragrante...
Mi cadea tra le braccia...
O dolci baci, o languide carezze
mentr'io fremente le belle forme disciogliea dai veli...
Svanì per sempre il sogno mio d'amore.
L'ora è fuggita, e muoio disperato!
E non amato mai tanto la vita!
(Tosca, G.Puccini)
Piangete con me, razza di insensibili!ç_ç *frigna*
Mi rendo conto che ultimamente la capacità di comunicazione del mio blog è calata ai minimi storici. Non è esattamente una cosa voluta; oppure forse sì, non saprei affermarlo con esattezza. Comunque sia, se avete voglia di sapere i cazzi miei, eccoci qui. Sto in una fase un attimo problematica, almeno nei confronti del disegno, indotta naturalmente dalle musate e dalle craniate che continuo a procurarmi un po' ovunque, in piccola parte involontarie, in massima parte provocate da me medesima, lo ammetto. D'altro canto si dice che chi non risica non rosica, ma bisogna anche dire che risicando si rosica poco e ci si fa tanta tanta bua - almeno se il soggetto in questione è la sottoscritta. Oramai sono pressoché convinta di avere la parola SFIGATA stampata a caratteri cubitali al neon (roooosa) proprio qui, in fronte, bella lampante. Credo di avere commesso una serie di errori da dieci anni a questa parte, e non è che a questo punto possa granché porvi rimedio; certo è che non posso nemmeno stare ad aspettare ancora a lungo cose che non verranno mai (perché ormai direi che almeno questo l'abbiamo quasi assodato); inoltre la vuota testardaggine risulta sempre molto, molto antiestetica. Ma d'altro canto, ehi, sono un capricorno io, ho le mie prerogative. Però, ecco. Credo che il capricorno che è in me ultimamente abbia sbattuto la capoccia in giro una o due volte di troppo, quindi è momentaneamente indisposto. Commozione cerebrale. Come già ho avuto modo di dire, anche le palle quadre si smussano, sempre che sia poi vero che io ne sia provvista. Anzi, forse sarebbe il momento di chiarire una cosa: io non sono teh pezzo di ferro. Lo dico perché credo di avere dato quest'immagine, finora, più o meno volontariamente (è comoda, senza dubbio, ma forse un po' pesantina). Quello che intendo è che non mi si può dire qualunque cosa che tanto mi passa come acqua fresca, o che tanto ehi, te sei una figa, te ne sbatti, che brava che sei voglio essere come te. No. Mi capita a volte di soffrire perfino per qualcosa uscito dai denti di una persona che non conosco neppure - l'avreste mai detto? Sì, io, la Lady delle Palle Quadre! Il motivo naturalmente in questo caso non sta nella persona, ma nell'oggetto della frase o dell'affermazione o della critica. Ma stiamo divagando, e non sto ad approfondire perché sarebbe davvero infantile nonché terribilmente - di nuovo - antiestetico, per cui al massimo mi permetto di andare a sbrodolare queste schifezze in privato con le personcine adibite (volenti o nolenti) allo scopo. XD Tutto questo senza contare, inoltre, che negli ultimi tempi vedo cose che fanno inorridire almeno una parte di me, mentre l'altra si limita a commentare qualcosa a proposito delle persone e dei frullatori. Anche qui non approfondisco perché credo che finirei con l'urtare qualcuno, ma dico solo che non è giusto. C'è chi si fa un mazzo tanto per cercare di raggiungere uno scopo, solo e unicamente quello scopo - e non si tratta di ciao sono valentina e voglio fare la velina! (con tutto il rispetto per tutte le valentina d'Italia, ho preso un nome a caso che facesse rima, comprendete) - e l'unica cosa che alla fine si ottiene è di vedersi sorpassati da persone che non hanno niente, niente di più (se mai meno, meno!) ma per un motivo o per l'altro ti hanno bellamente scavalcato. C'è l'amico dell'amico dell'amico, e quello che stava al posto giusto al momento giusto. Cose trite, cose risapute, ma che in un qualche modo, in un qualche fastidiosissimo modo, continuano a bruciare al di là di tutto l'apporto razionale che uno vuol metterci per affrontarle. Non dico che non sia invidia, la mia: dico che non è solo invidia. E su questo posso mettere la mano sul fuoco.
Ci sono delle volte che i disegni non vengono neanche se provi e riprovi decine di volte. E delle volte che le tavole escono da sole. E' bello quando escono da sole, sì. *_*v
// Edit del giorno dopo //
Fate attenzione! Ho una pistola e non ho paura di usarla...!!
Troppo caldo per un commento adeguato. E Mantova in questo periodo è una città invivibile, per l'equazione laghi+30 gradi = non voglio assolutamente non mi sembra assolutamente il caso. Se giri di giorno per Mantova non sudi, grondi liquidi da tutti i pori. Ma amenità a parte, la mostra è splendida e va vista, se si ha la possibilità di farlo; è allestita meravigliosamente all'interno delle sale (anche quelle monumentali) di Palazzo Te, con i pezzi greci e romani che chiacchierano amabilmente con gli affreschi cinquecenteschi. Caramelle per gli occhi. Le opere presentate sono scelte in modo ponderato e mirato a un discorso coerente sull'arte greca, sul dualismo tra spirito apollineo e spirito dionisiaco, e sul rapporto stretto tra cultura greca e mondo romano.
Tutto molto interessante, tutto molto bello, sì. Finché un torso sublime non mi ha rubato il cuore, e uno sguardo di Ulisse non mi ha sciolta in lacrime.